Il presidente dell'associazione Maestri di Strada sui risultati delle prove invalsi

 

Non usa mezze misure – e non le manda a dire - Cesare Moreno, presidente dell’associazione Maestri di Strada, per commentare i risultati delle ultime prove invalsi che rimarcano ancora di più il divario tra il Sud e il Nord Italia. I ragazzi di terza media che in Italiano mostrano un difficile apprendimento e non raggiungono un livello adeguato di traguardi previsti sono il 30% al Nord Ovest, il 28% nel Nord Est, al Centro il 32%, al Sud il 40% e al Sud e sulle Isole il 46%. In Matematica, il dato, addirittura peggiora.

«Ma non è questione di percentuali», dice Moreno. « Sono anni che ogni volta ci troviamo davanti questi dati tragici ed ogni volta sembra che in Italia si sia scoperta l’acqua calda. E allora governo, che vuoi fare con questo sistema fallimentare? Rimani fermo anche questa volta?».

Le prove invalsi…
Cosa dicono di nuovo? Niente. Sono dati generali sulla situazione degli studenti italiani. Studenti che non sanno leggere, scrivere, comprendere un testo, parlare inglese, capire la matematica. E sono inutili le polemiche di certi insegnanti che criticano le prove invalsi o che cercano di negare l’evidenza. Qua la realtà non cambia: i nostri ragazzi non sanno leggere.

I dati hanno confermato il divario tra nord e sud
Questa scuola non è democratica, e conferma la divisione in classi sociali. Conferma e aggrava le differenze. È ovvio che se si considerano i dati delle scuole in quartieri più poveri e disagiati i dati salgono alle stelle. Ma i livelli di incapacità di leggere e scrivere si registrano in tutta Italia alla fine.

Perché?
Ma la scuola insegna a leggere e scrivere? Leggono le persone che hanno la possibilità di farlo a casa. E se uno non ha la possibilità? Ecco che torniamo, cosi com’è organizzato il sistema, a fare parti uguali tra disuguali.

Qual è il problema più grave?
Ma non sono i ragazzi e forse neanche questi dati, sempre uguali da anni. Il problema è che continuiamo a mandare insegnanti formati nello stesso modo in qualsiasi quartiere. Prima i maestri sapevano parlare con i ragazzi, in un certo senso facevano del maternage. E no! Non era un male. Oggi siamo tutti incastrati e schiavi di quel paradigma cognitivista e comportamentale che non funziona. Se la società ha ridotto gli spazi di socialità allora quello della scuola rimane l’unico spazio sociale. Lo sapete cosa serve per imparare a leggere e scrivere?

Cosa?
Stabilire una buona relazione tra insegnante e ragazzo e tra i ragazzi. Ah questa burocrazia idiota e cieca che ha rovinato la scuola e l’Italia intera. Ormai le nostre scuole sono come ghetti. Classi intere di ragazzi più fragili e disagiati sono state accorpate e messe insieme così da trasformarle in classi di analfabeti.

È colpa dei ragazzi?
Assolutamente no! È colpa del sistema che ha diviso le scuole e poi nelle scuole le classi in “figli di” e “figli di nessuno”. Nelle classi dei “figli di” ci mettono i professori più bravi. Le classi dei “figli di nessuno”, invece, le assegnano ai docenti meno motivati. E la scuola che fa? Invece di contrastare questa tendenza, l’asseconda.

Cosa dobbiamo fare?
Incentivare un cambiamento radicale nella formazione dei docenti. Prepararli ad affrontare le dinamiche relazionali della classe. Facciamo in modo che le classi diventino comunità e non campi di battaglia. Ma se la classe è una specie di galera cosa mai si potrà imparare dentro? Mi fanno molto ridere quei docenti che sostengono che la prova invalsi non è significativa, non è uno strumento valido…

In che senso?
Potrà anche essere uno strumento poco valido. Ma quelli che la criticano sono gli stessi che non hanno la cultura per capire cosa sta succedendo. Perché, e anche questo punto è da chiarire, una cosa è il fallimento del sistema scuola in Italia – che è oggettivamente un fallimento – una cosa è il mio fallimento come insegnante. Ci sono diversi insegnanti validi e appassionati, e poi troppi insegnanti “tanto per”.

 

Anna Spena

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